Proserpine by Dante Gabriel Rossetti (London, UK — 1874)

Dante Gabriel Rossetti si trova davanti al suo capolavoro quasi completato, Proserpine, nel suo studio londinese nel milleottocentosettantaquattro. Il dipinto, un olio su tela che misura trenta e tre quarti per quindici e un quarto pollici (settantasette per trentotto centimetri), cattura la bellezza inquietante di Jane Morris nei panni della mitologica Proserpine. La sua creazione fu travagliata da turbolenze personali, rispecchiando la prigionia della dea stessa. Rossetti mormora a se stesso: "Non ho ingegno, né parole, né lacrime; il mio cuore dorme come una pietra, come scrisse Christina. Eppure, con la pittura, posso risvegliarla dalle profondità." Fatto d'arte: Proserpine esiste in tre versioni conosciute, una alla Tate, un'altra al Birmingham Museum and Art Gallery. La mela rappresenta gli inferi da cui non può tornare.

Nel milleottocentocinquantasette, Rossetti, insieme a William Morris ed Edward Burne-Jones, ricevette l'incarico di dipingere murales all'Oxford Union. Fu lì che vide per la prima volta Jane Burden, una bellezza straordinaria con capelli scuri e una presenza accattivante. La sua bellezza sarebbe diventata la sua ossessione. Sapeva che era la sua musa. "Rossetti esclama a Burne-Jones: "Guarda! Hai mai visto un viso così? È magnifica! Devo dipingerla!" Burne-Jones risponde: "Attento, Gabriel. È la fidanzata di William."" Curiosità artistica: I murales di Rossetti all'Oxford Union furono notoriamente disastrosi, sbiadendo rapidamente a causa delle tecniche pittoriche sperimentali utilizzate.

Dopo la morte di sua moglie, Elizabeth Siddal, Rossetti seppellì con lei un libro delle sue poesie. Anni dopo, consumato dal rimorso e dalla necessità finanziaria, riesumò la sua bara per recuperarle. L'esperienza lo perseguitò, approfondendo la sua disposizione malinconica. Sapeva di dover immortalare Jane, come Proserpina. "Rossetti, visibilmente scosso e pallido, mormora: "'La fonte segreta di ogni bellezza è il dolore', come ha così eloquentemente affermato Kahil Gibran. Il mio dolore deve alimentare la mia arte. Jane... Proserpina...'" Fatto d'arte: il senso di colpa e il dolore di Rossetti in seguito alla morte di sua moglie influenzarono profondamente la sua arte, portando a opere più introspettive ed emotivamente cariche.

Un viaggio a Firenze nel milleottocentosessantasette espose Rossetti ai colori intensi e alla ricchezza simbolica dei maestri del Rinascimento italiano. Questa visita influenzò profondamente la sua tavolozza e il suo stile compositivo, spingendolo verso un Preraffaellitismo più vibrante ed emotivamente risonante. Decise che Proserpina sarebbe stata vibrante quanto gli affreschi che aveva visto. "Rossetti esclama al suo compagno: "Guarda come cantano quei colori, come la luce danza su quegli affreschi! Dipingerò così, dal profondo della mia anima!"" Curiosità sull'arte: il viaggio di Rossetti in Italia segnò un cambiamento nel suo stile artistico, portando a colori più ricchi e composizioni più drammatiche, ispirate ai maestri del Rinascimento italiano.

Rossetti era affascinato dal mito di Proserpina, condannata a trascorrere parte di ogni anno negli inferi dopo aver mangiato semi di melograno. Vedeva un parallelo tra la prigionia di Proserpina e il suo amore ossessivo per Jane Morris, che era sposata con il suo amico William. "Rossetti riflette: 'Siamo ciascuno il nostro diavolo, e facciamo di questo mondo il nostro inferno', come avrebbe poi scritto Oscar Wilde. Sono intrappolato dai miei stessi desideri, proprio come Proserpina è legata ad Ade dal melograno." Fatto d'arte: Il melograno, simbolo centrale nel dipinto, rappresenta la prigionia di Proserpina e le ineludibili conseguenze delle sue azioni.

Jane Morris possedeva una bellezza accattivante e malinconica che risuonava profondamente con Rossetti. Lui la vedeva come l'incarnazione di Proserpina, una dea intrappolata in un mondo di ombre e desiderio. La sua espressione divenne un elemento chiave nella sua rappresentazione. Rossetti dice a Jane durante una seduta: "Il tuo volto, Jane, racchiude un universo di dolore. È l'anima stessa di Proserpina. Devo catturarlo su tela." Fatto d'arte: La bellezza malinconica di Jane Morris e la sua posizione in un complicato triangolo amoroso divennero temi centrali nella rappresentazione di Proserpina da parte di Rossetti.

La salute di Rossetti si deteriorò sotto la pressione del suo amore ossessivo per Jane e della sua dipendenza dal cloralio. Il suo stato mentale divenne sempre più fragile, alimentando l'intensità emotiva della sua arte. Gli aspetti più cupi e tetri di Proserpine riflettevano il suo tumulto interiore. "Rossetti, agitato, cammina nel suo studio, mormorando: "'La peggiore solitudine è essere privi di sincera amicizia', scrisse Francis Bacon. Ma la mia arte... la mia arte è l'unico amico di cui ho bisogno!'" Curiosità artistica: Il declino mentale e fisico di Rossetti contribuì all'atmosfera sempre più cupa ed emotivamente carica delle sue opere successive, inclusa Proserpine.

Mentre Rossetti dipingeva Proserpina, la immaginava sempre più come una prigioniera degli inferi, la sua bellezza eternamente venata di tristezza e rimpianto. Mirava a catturare non solo il suo aspetto fisico, ma il suo tormento interiore. "Rossetti dice a sé stesso mentre dipinge: "Non è solo bella; è tragica. Questa è la sua bellezza: è una dea del dolore. Devo mostrare tutto!"" Fatto d'arte: La visione di Rossetti di Proserpina come prigioniera degli inferi, venata di tristezza e rimpianto, è un elemento chiave del fascino duraturo del dipinto.

Rossetti completò diverse versioni di Proserpine prima della sua morte nel milleottocentottantadue. Il dipinto divenne una delle sue opere più iconiche, catturando la bellezza e il dolore di Jane Morris e consolidando la sua reputazione di artista preraffaellita di spicco. Le pennellate finali riflettevano tutte le emozioni che provava per lei, la sua ossessione e il suo dolore. "Rossetti, esausto ma soddisfatto, sussurra: "È finita. Lei sarà ricordata, come lo sarò io. Quest'opera, questa Proserpine, durerà per sempre."" Fatto d'arte: Proserpine rimane una delle opere più iconiche e celebrate di Rossetti, una testimonianza della sua abilità artistica e del suo complicato rapporto con Jane Morris.

Oggi, "Proserpine" è esposta alla Tate Britain, affascinando gli spettatori con la sua bellezza inquietante e la sua ricchezza simbolica. La visione della dea di Dante Gabriel Rossetti continua a risuonare, ricordandoci il potere dell'arte di catturare le complessità dell'amore, della perdita e della condizione umana. La sua eredità è completa. "Una storica dell'arte fa notare a uno studente: "Guarda attentamente, e puoi ancora sentire la passione di Rossetti in ogni pennellata. Come scrisse Shakespeare, 'Lei non svanirà, perché è fatta così bella.'" Fatto d'arte: La Proserpine di Rossetti continua a ispirare e commuovere il pubblico, assicurandogli un posto come maestro del movimento preraffaellita.