The Revolutions of 1848 — Europe (1848, Europe)

Ventitré febbraio milleottocentoquarantotto. Sulle barricate di Parigi, Luigi Filippo, il Re Cittadino, perse il suo trono. Accanto a lui c'era François Guizot, il suo primo ministro, che cercava disperatamente di mantenere l'ordine. Dall'altra parte del continente, Klemens von Metternich, il Cancelliere austriaco, osservava il suo sistema accuratamente costruito andare in frantumi. Questi uomini, e innumerevoli altri, furono travolti dal turbine della rivoluzione. Ma dove ebbe inizio questo sconvolgimento, e perché si diffuse a macchia d'olio?

A Vienna, Klemens von Metternich si rivolse all'Imperatore Ferdinando Primo,

A Parigi, un giovane rivoluzionario, Alphonse de Lamartine, parlò alla folla irrequieta,

«Il Re è fuggito!» gridò Émile Girardin, con la voce roca per la corsa. «Luigi Filippo è fuggito da Parigi! Ha abdicato in favore di suo nipote!» La notizia si diffuse rapidamente per la città, accendendo sia giubilo che incertezza. Il popolo aveva vinto, ma cosa sarebbe successo dopo?

A Vienna, studenti e lavoratori si unirono per chiedere cambiamenti. Un giovane studente, Wenzel Messenhauser, si erse di fronte al Palazzo Imperiale, guidando la carica: "Metternich deve andarsene! Chiediamo una costituzione! Chiediamo libertà!". La folla avanzò, le loro voci echeggiavano per le strade della città, scuotendo le fondamenta dell'impero.

«Le dimissioni sono inevitabili», disse Metternich ai suoi consiglieri. «Il vecchio ordine crolla davanti ai nostri occhi». Rivolgendosi alla folla agitata dal balcone del palazzo, annunciò: «Io, Klemens von Metternich, rassegno le mie dimissioni da Cancelliere! Possa Dio guidare l'Austria attraverso questi tempi tumultuosi!». La folla ruggì, il suono echeggiò per tutta la città.

A Pest, Lajos Kossuth, un ardente patriota ungherese, si rivolse alla Dieta: "La nostra nazione grida alla libertà! Chiediamo l'autogoverno a Vienna, e lo otterremo! Ricordate cosa disse il filosofo romano Seneca: 'Ogni nuovo inizio viene dalla fine di qualche altro inizio'. Questa è la nostra fine, ricominciamo!" Le parole di Kossuth accesero la Rivoluzione Ungherese.

Il generale Joseph Radetzky von Radetz guidò le forze austriache contro gli italiani. Gridò alle sue truppe: "Per l'Imperatore e per l'Austria! Scacciate questi ribelli dalla nostra terra!" I cannoni tuonarono, i moschetti spararono e le baionette si scontrarono mentre i due eserciti si incontravano in una sanguinosa lotta per il controllo della Lombardia.

Il principe Felix zu Schwarzenberg, il nuovo cancelliere austriaco, si rivolse ai resti delle forze rivoluzionarie: "L'Imperatore ha parlato. Le ribellioni sono state sedate. L'ordine è ristabilito". Rimase rigido, il volto privo di emozioni, mentre le ultime braci di speranza si spegnevano in tutto l'Impero austriaco.

Anche se le rivoluzioni del milleottocentoquarantotto furono in gran parte soppresse, l'Europa non sarebbe mai più stata la stessa. Nuove idee avevano attecchito e i semi del nazionalismo e del liberalismo erano stati seminati. Sebbene l'assolutismo fosse tornato, i popoli avevano assaporato la libertà e il desiderio di cambiamento avrebbe continuato a covare sotto la superficie. Le rivoluzioni del milleottocentoquarantotto agirono come il crogiolo dell'Europa moderna.