Sleeping Beauty

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Nel regno in miniatura annidato nel Giardino di Sunpetal viveva la Regina Asteria, sovrana del Popolo dei Semi, e la sua amata figlia, la Principessa Briar. Tre buone fate, Bloom, Zephyr e Lumina, benedissero Briar con bellezza, grazia e canto. Eppure, sussurrata tra le foglie fruscianti, una cupa profezia incombeva: al suo sedicesimo compleanno, Briar si sarebbe punta un dito con un fuso e sarebbe caduta in un sonno eterno. Solo il bacio del vero amore avrebbe potuto spezzare l'incantesimo.

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"Sedici giorni di fioritura sono troppo pochi, non è vero, Madre?" chiese Briar, facendo roteare un seme di tarassaco tra le dita. Asteria sospirò, la fronte corrugata. "Vorrei che potessimo cancellare la conoscenza del fuso sfortunato." Asteria decretò che ogni fuso del regno fosse distrutto, sperando di riscrivere il destino stesso. Falò divamparono, consumando filatoi e telai, mentre il Popolo dei Semi osservava con speranza esitante.

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Passarono gli anni, pieni di risate e canti, eppure la paura persisteva nel cuore di Asteria. Briar crebbe, diventando una giovane donna radiosa, la cui gentilezza era nota in tutto il giardino. "Ricorda, mia Briar," disse Asteria un giorno, stringendo la mano della figlia, "'L'unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai,' come disse Steve Jobs. Vivi ogni giorno pienamente." Briar annuì, anche se un'ombra le attraversò il viso. Desiderava qualcosa di più della gabbia dorata del giardino.

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Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, mentre Asteria preparava un grande banchetto, Briar si addentrò in un angolo dimenticato del Giardino Petalo di Sole. Una quercia imponente, antica e nodosa, stava di guardia, i suoi rami carichi di segreti. Nascosto sotto le sue radici, scoprì un capanno da tempo abbandonato, la cui porta era socchiusa.

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Spinta da una curiosità che non sapeva spiegare, Briar aprì la porta scricchiolante. All'interno, granelli di polvere danzavano nella debole luce che filtrava attraverso le fessure nelle pareti. Al centro della stanza c'era un antico filatoio, il suo fuso che brillava minacciosamente. "Che strano", sussurrò, attratta da esso come da un filo invisibile.

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Ignorando un fastidioso senso di inquietudine, Briar allungò la mano e toccò il fuso. All'istante, un dolore acuto le trafisse il dito e il mondo intorno a lei cominciò a girare. Barcollò all'indietro, un sussulto le sfuggì dalle labbra, mentre il capanno si dissolveva in un vortice turbinante di ombre.

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Asteria, sentendo il trambusto, si precipitò al capanno solo per trovare Briar immobile, una serenità innaturale sul suo volto. Sopraffatta dal dolore, Asteria singhiozzò: "Mia cara Briar, cosa hai fatto? Non posso perderti." Le buone fate, Bloom, Zephyr e Lumina, apparvero, i loro volti segnati dal dolore.

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"Non possiamo annullare la maledizione," sussurrò Bloom, "ma possiamo attenuarne il colpo." Zephyr continuò, "Che l'intero regno cada in letargo con lei, finché il vero amore non la risveglierà." Lumina annuì, i suoi occhi brillavano di determinata risolutezza. Con un'onda delle loro bacchette, il Giardino Sunpetal fu avvolto in un sonno incantato.

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Secoli passarono alla deriva come semi di dente di leone nel vento. Le spine crebbero fitte e invalicabili, celando il regno addormentato. Un giorno, una giovane Seedfolk di nome Elara, il cui cuore batteva di curiosità e coraggio, osò avventurarsi oltre i sentieri familiari del proprio giardino, ricordando il racconto di sua nonna: "La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce", come disse Jean-Jacques Rousseau.

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Guidata da un debole sussurro nel vento, Elara seguì un sentiero quasi invisibile attraverso i rovi finché non raggiunse l'antico capanno. Lì, trovò Briar, ancora radiosa, ancora addormentata. Un bacio gentile, nato dall'ammirazione e dalla speranza, spezzò la maledizione. Il Giardino di Sunpetal si ridestò, e una nuova era di comprensione e connessione ebbe inizio. E così, il regno seppe: la pazienza svela la bellezza anche nei boschetti più impenetrabili.