The Enchanted Doe

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In un labirinto intessuto di specchi, dove i riflessi sussurravano infinite possibilità, viveva Elara, una principessa gravata da una profezia inquietante. Gli specchi non contenevano solo immagini, ma scorci di scelte ancora da fare, destini ancora da reclamare. Suo padre, il re, cercava solo di proteggerla da ciò che l'attendeva, ma proprio da lui sarebbe venuta la minaccia più grande. La foresta di vetro custodiva la chiave: una daina d'argento, le cui corna luccicavano di una magia elusiva, un sentiero attraverso lo specchio verso un destino diverso.

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Elara tracciò i disegni del gelo sulla sua finestra, il suo sguardo perso nei riflessi vorticosi. "Gli specchi mostrano così tanti sentieri," mormorò. "Come posso sapere quale sia quello vero?" La sua ancella, Lyra, una giovane donna dagli occhi gentili, entrò dolcemente. "Altezza, vostro padre desidera parlarvi. Sembra... turbato."

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Il re camminava avanti e indietro davanti allo specchio più grande della sala del trono. "La profezia... parla di un'oscurità in arrivo, un tradimento dal nostro stesso sangue." Si voltò verso Elara, il viso segnato dalla preoccupazione. "Devo proteggerti, anche se significa... combinare un matrimonio. Con il regno vicino di Veridia."

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"Matrimonio? Ma conosco a malapena il Principe Cassian!" esclamò Elara, allontanandosi dallo specchio. "Non posso sposare qualcuno che non amo!" Il re sospirò, le spalle curve. "L'amore è un lusso, Elara. La protezione è una necessità. L'esercito di Veridia ci terrà al sicuro dall'ombra che gli specchi mi mostrano in arrivo."

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Lyra trovò Elara presso la vasca riflettente nei giardini. "C'è una via d'uscita, Vostra Altezza," sussurrò, la voce sommessa. "La Daina d'Argento. Si dice che appaia a coloro che cercano la vera libertà, può condurvi attraverso la foresta di vetro." Elara alzò lo sguardo, la speranza che baluginava nei suoi occhi. "Ma la foresta è insidiosa. Nessuno è mai tornato."

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Elara, guidata da Lyra, si avventurò nel labirinto. Specchi torreggiavano su ogni lato, ognuno riflettendo una versione diversa di lei, un futuro diverso. "Da che parte?" chiese Elara, la sua voce appena un sussurro. "Sembrano tutti uguali!" Lyra indicò. "Fidati del tuo cuore, Sua Altezza. Cerca la luce, non il riflesso."

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Mentre camminavano, la foresta cambiò, il sentiero divenne difficile da vedere. "Come disse Charles Darwin: 'Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente. È quella più adattabile al cambiamento'", dichiarò Lyra. "Può essere l'unico modo per voi di andare avanti alla fine."

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Improvvisamente, una figura emerse dai riflessi: il re, ma con occhi che brillavano di fredda malizia. "Non puoi sfuggire al tuo destino, Elara!" ruggì, uscendo dallo specchio. "Sposa Cassian, o userò gli specchi per controllare il regno!" Lyra sussultò. "Lui... lui ha abbracciato l'oscurità che temeva!"

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Elara, con il cuore che le batteva forte, ricordò le parole di Lyra. Chiuse gli occhi, concentrandosi sulla luce interiore. Poi, parlò: "Non scelgo né l'oscurità né Veridia!" Aprendo gli occhi, vide la Cerva d'Argento, con le sue corna luminose, in piedi davanti a lei. La cerva le spinse la testa verso un riflesso, ed Elara lo attraversò.

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Elara si ritrovò in un mondo dove gli specchi riflettevano gentilezza e verità. Non sapeva quale destino l'attendesse, ma sapeva di aver scelto la propria strada, rompendo il ciclo della paura e del controllo. La foresta di specchi rimaneva, ma ora, ogni riflesso conteneva una promessa di speranza, un'opportunità per costruire ponti di comprensione, non muri di paura.