The Frog Prince

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Tra i grandi, sempre mutevoli rami della Scuola del Grande Albero risiedeva la Principessa Aurelia, nota per la sua risata dorata, e una misteriosa, gracchiante Rana, si sussurrava fosse sotto un oscuro incantesimo. La Principessa desiderava ardentemente una connessione autentica, mentre la Rana sognava di liberarsi dalla sua prigione anfibia. I loro destini si intrecciarono quando una palla d'oro, un cimelio prezioso, cadde nel profondo e ombroso stagno alla base dell'Albero. Una storia di promesse, pregiudizi e le inaspettate forme d'amore cominciò a svelarsi.

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Aurelia fece roteare la palla d'oro tra le mani, la sua superficie luccicava alla luce del sole che filtrava attraverso le foglie dell'Albero. Risate echeggiavano dalle aule all'aperto. "Papà dice che una principessa deve sposare un principe," sospirò, "ma nessuno di quelli che ho incontrato si preoccupa di qualcosa che vada oltre la stirpe." Improvvisamente, la palla le scivolò di mano, rimbalzò sulla ringhiera di legno e scomparve nell'acqua scura sottostante. "Oh, no!" gridò, correndo verso il bordo, scrutando nelle profondità ombrose.

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Una voce gracchiò dal bordo dello stagno. "Forse posso esserti d'aiuto, bella principessa?" Una piccola rana verde con grandi occhi intelligenti sedeva su una ninfea, osservandola con inquietante pazienza. Aurelia si ritrasse leggermente. "Una rana parlante?" sussurrò, più a se stessa che alla creatura. La rana sbatté lentamente le palpebre. "In effetti, e una con certe... abilità," rispose, la sua voce sorprendentemente risonante.

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«Se recupero la tua sfera dorata,» continuò la Rana, «devi promettermi tre cose: amicizia, pasti condivisi e che io possa dormire nelle tue stanze.» Aurelia esitò, arricciando il naso. Lo stagno era scuro e la palla d'oro era di sua madre. «Molto bene,» concesse, «recupera la palla e ti concederò le tue richieste.» La rana si tuffò sotto la superficie, scomparendo nelle profondità torbide.

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Fedele alla sua parola, il Rospo emerse pochi istanti dopo, la palla d'oro stretta saldamente nella sua piccola mano palmata. Aurelia afferrò la palla, la sua gratitudine effimera. "Tieni, prendila e vattene," disse, voltandosi per andarsene. "Ricorda la tua promessa, Principessa," le gridò dietro il Rospo, ma Aurelia lo ignorò, affrettandosi a tornare verso le aule illuminate dal sole. "Le promesse fatte ai rospi si rompono facilmente," mormorò tra sé.

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Quella sera, mentre Aurelia cenava da sola nelle sue stanze, un leggero gracidio echeggiò alla porta. Infastidita, ordinò a chiunque fosse di entrare. La Rana saltò nella stanza, la sua pelle verde che luccicava alla luce delle candele. "Principessa, mi avevi promesso la cena," affermò, la sua voce sorprendentemente ferma. Aurelia si accigliò. "Non puoi davvero aspettarti che io mangi con una rana?" domandò.

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Il rospo la guardò con calma. "Come disse Voltaire, Principessa, 'Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo'. Una promessa è una promessa." Aurelia sospirò, un barlume di colpa le attraversò il viso. "Molto bene," concesse a malincuore, "ma devi mangiare dal pavimento." Il rospo saltò sul tavolo, i suoi occhi fissi su quelli di Aurelia. "L'amicizia non nasce dalla condiscendenza, Principessa, ma dall'uguaglianza."

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Cadeva la notte. Aurelia, stremata dalla persistenza della Rana, gli permise con riluttanza di dormire in una scatola di seta vicino al suo letto. Ma quando si svegliò, un brivido le riempì la stanza. La Rana non c'era più. Al suo posto c'era un giovane, non più vecchio di lei, con occhi gentili e un sorriso esitante. "Principessa," disse, la sua voce piena di una strana tristezza, "una maledizione mi legava a quella forma. Solo la vera amicizia può spezzarla."

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Aurelia fissò, i suoi pregiudizi che si sgretolavano. Allungando la mano, gli prese dolcemente la mano. "L'amicizia," sussurrò, "non riguarda la forma, ma il cuore." Mentre le loro dita si intrecciavano, una luce calda riempì la stanza, scacciando le ombre. La maledizione era spezzata, non da un bacio, ma da una comprensione condivisa. Il Principe Ranocchio era libero, e Aurelia aveva trovato un amico dove meno se lo aspettava.

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E così, la Principessa Aurelia imparò che la vera connessione trascende le apparenze, e che anche una rana può celare un principe. La loro amicizia fiorì all'interno della Scuola del Grande Albero, una testimonianza della forza che risiede nella vulnerabilità e della bellezza di accettare gli altri per quello che sono, non per quello che sembrano. Poiché nell'abbracciare l'inaspettato, entrambi trovarono la forma più autentica di sé stessi.