The Goblin and the Grocer

Nel cuore di un colossale albero errante, dove le stagioni dipingevano le loro sfumature sulla sua corteccia, sorgeva il Conservatorio del Bosco Errante. Qui, tra strumenti sussurranti e foglie fruscianti, vivevano Elara, la meticolosa droghiera, e Grindle, l'enigmatico goblin. Elara bramava la verità, mentre Grindle desiderava l'oro. Il loro destino intrecciato, una storia di onestà messa alla prova dalla tentazione, stava per svelarsi nell'abbraccio frondoso dell'albero.

Elara sistemò con cura la sua mercanzia, ogni mela lucidata, ogni carota allineata. "Un prezzo equo per merce onesta", mormorò, ma il suo cuore sussurrava di sogni più grandi. Un giorno, arrivò uno strano venditore ambulante, il suo carretto carico di specchi appannati. "Non mostrano ciò che è, ma ciò che potrebbe essere", gracchiò, offrendone uno a Elara.

«Cos'è questa spazzatura?» Grindle sghignazzò, afferrando lo specchio. «Mi mostra pile d'oro! Montagne!» Elara si accigliò. «Gli specchi riflettono solo la verità, Grindle, o così si dice.» Lui sbuffò. «La verità è ciò che ne fai, droghiere! Questo specchio mi mostra il mio destino!»

Quella notte, Grindle si intrufolò nella stalla di Elara. Scambiò alcune carote comuni con carote che sembravano filate d'oro. "Solo un assaggio di ciò che verrà," sussurrò, ammirando il suo lavoro. La mattina seguente, un cliente ansimò. "Carote d'oro! Pagherò il doppio!" Il cuore di Elara batteva forte.

Le carote d'oro svanirono con la stessa rapidità con cui erano apparse. La bancarella di Elara divenne l'invidia del Conservatorio. Grindle apparve, con un luccichio negli occhi. "Ancora?" chiese. "Ma non abbiamo oro," protestò Elara, con la fronte corrugata dal dubbio. "La foresta provvede," sussurrò Grindle. "Nel profondo del suo cuore, una vena d'oro puro attende."

Spinta dal fascino della prosperità, Elara seguì Grindle nel cuore del Bosco Errante. Gli alberi crescevano più alti, le ombre più profonde. Grindle chiacchierava di ricchezze oltre ogni immaginazione. "Ma è giusto?" si chiese Elara ad alta voce, la sua coscienza che la rodeva. "Cosa disse Voltaire? 'Il meglio è nemico del bene'." Grindle sbuffò.

Raggiunsero una caverna immersa in una luce dorata innaturale. Vene d'oro puro pulsavano all'interno delle pareti rocciose. Grindle si lanciò in avanti, riempiendosi le tasche. "Prendete quello che volete!" strillò. Elara esitò, lo specchio ossidato stretto in mano. Il riflesso non mostrava ricchezze, ma una bancarella spoglia, privata di onesti beni.

Elara lasciò cadere lo specchio. L'immagine si frantumò, e con essa, l'illusione. "Questa non è prosperità, Grindle, è rovina!" gridò. Grindle la ignorò, perso nella sua frenesia dorata. Improvvisamente, la caverna tremò. L'oro pulsò più luminoso, più caldo.

Le vene d'oro pulsavano così violentemente che le strutture di supporto crollarono! Grindle era intrappolato, sepolto sotto la sua ossessione dorata! Elara sapeva di dover scappare o subire una sorte simile. Il suo desiderio di verità era più forte della sua tentazione per l'oro!

Elara tornò alla sua bancarella, non più ricca in monete, ma infinitamente più ricca nello spirito. L'onestà, imparò, era un tesoro più prezioso dell'oro. E il goblin che inseguiva quell'oro si ritrovò sepolto sotto di esso, una testimonianza di dove tale avidità alla fine conduce.