The Soria Moria Castle

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All'interno di una sfera di neve, annidato tra i sogni dimenticati di un bambino, giaceva un regno. Questo era il reame del Castello di Soria Moria, dove Re Alaric regnava con mano gentile ma desiderava ardentemente una regina. Attraverso le terre ghiacciate viveva Astrid, una sarta nota per la sua gentilezza, e un boscaiolo di nome Bjorn, gravato da un segreto desiderio per il castello. Un'ombra cadde su questa terra: una maledizione che solo il vero amore poteva spezzare.

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Astrid cuciva abiti per le ragazze del villaggio, le sue dita agili tessevano sogni nel tessuto. Un giorno, un filo scintillante, più fine del chiaro di luna filato, apparve nel suo laboratorio. "Da dove vieni?" si chiese, raccogliendolo. Pulsava di una luce soffusa e interiore. La notizia si diffuse per il piccolo regno, sussurrata dal vento. "Il Re cerca una sposa," proclamò l'araldo.

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Bjorn tagliava la legna, ogni colpo della sua ascia un futile tentativo di dimenticare il suo amore per il re. Sapeva che era proibito, un amore che non osava pronunciare il suo nome. Nel profondo della foresta, inciampò in uno specchio antico e nodoso, mezzo sepolto nella neve. Una voce gli echeggiò nella mente: "Guarda attentamente, boscaiolo. Cosa desideri veramente?"

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"Parteciperò alla competizione," dichiarò Astrid, decisa a usare il filo scintillante nel suo vestito. Le altre sarte sogghignarono, i loro abiti adornati di gioielli e sete. "Pensi che un semplice filo possa conquistare il cuore del re?" una si fece beffe. Astrid sorrise, "Non si tratta del filo, si tratta di ciò che creo con esso."

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Bjorn, travestito da viaggiatore, si diresse al castello, attratto dai racconti della competizione. Vide Re Alaric, un sovrano gentile ma stanco, che guardava fuori dalla finestra. Bjorn ricordò le parole di Shakespeare: "L'amore non guarda con gli occhi, ma con la mente". Sapeva di dover dire la sua verità, a qualunque costo. Fece un respiro profondo e si avvicinò al Re.

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Astrid presentò il suo abito. Il filo si era intessuto in un arazzo della storia del regno, ogni punto un ricordo, ogni piega un sogno. Il Re fu commosso, ma il suo consigliere sussurrò: "La bellezza svanisce, Vostra Maestà. Scegliete la praticità". Alaric esitò, combattuto tra il suo cuore e il suo dovere.

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"Vostra Maestà," disse Bjorn, la voce chiara nonostante il cuore tremante, "il vero amore non si trova nella bellezza o nella praticità, ma nei sogni condivisi e nella tacita comprensione." Si rivelò, il suo amore che brillava nei suoi occhi. La corte sussultò. Alaric fissò, un barlume di riconoscimento nei suoi stessi occhi.

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«Chi sei tu?» chiese il Re, la sua voce appena un sussurro. «Qualcuno che ti ha sempre amato,» rispose Bjorn. Fece un passo avanti, prendendo la mano del Re. Mentre le loro dita si intrecciavano, una luce calda riempì la stanza. Il filo scintillante nell'abito di Astrid cominciò a brillare ancora più intensamente. La maledizione cominciò a spezzarsi. Lo specchio nel profondo della foresta non mostrava un riflesso, ma la verità: le loro mani intrecciate.

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Il globo di neve si frantumò. Non con violenza, ma con una delicata fioritura. Il regno si espanse, non più confinato. Re Alaric e Bjorn, mano nella mano, uscirono in un mondo inondato di luce solare. Astrid, non più solo una sarta, stava accanto a loro, il suo abito scintillante simbolo del loro sogno condiviso.

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Il regno del Castello di Soria Moria non fu trovato in una gabbia dorata, ma nel coraggio di amare senza confini. E i pezzi frantumati della sfera di neve divennero un promemoria che il vero amore non rompe solo le maledizioni, ma le limitazioni stesse.