The Three Heads of the Well

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In un labirinto intessuto di specchi e nebbia, sorgeva il Pozzo dei Sussurri. Tre sorelle ne custodivano le profondità: Anya, la più gentile; Brinna, la più bella; e Kara, il cui cuore era oscurato dall'invidia. Ogni sorella possedeva una testa che rivelava una verità diversa a coloro che osavano cercarla. Ma solo un'anima libera dall'inganno poteva trovare vera consolazione nei suoi riflessi, altrimenti sarebbe stata condannata a vagare nel labirinto per sempre.

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Elara, una giovane donna tormentata da un tradimento infantile, entrò nel labirinto. "Cerco chiarezza, non oro", dichiarò all'aria vuota, la sua voce che echeggiava tra il vetro. Il suo desiderio era semplice: capire perché il suo amico d'infanzia aveva tradito la sua fiducia. Portava solo una singola rosa bianca, simbolo dell'innocenza che sentiva di aver perso.

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Anya salutò Elara con un sorriso gentile. "Benvenuta, Cercatrice. Sappi che 'il viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo', come disse una volta Lao Tzu. Quale verità cerchi nel Pozzo?" Elara presentò la rosa. "La verità del tradimento e il perdono che non riesco a trovare."

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Mentre Elara si avvicinava al pozzo, Brinna si fece avanti, la sua bellezza un contrasto accecante con il contegno gentile di Anya. "Il perdono è una missione da folli, bambina," sussurrò Brinna, la sua voce come veleno mielato. "La vendetta è il frutto più dolce. Guardami in faccia, e ti mostrerò come reclamare ciò che è tuo di diritto." Le porse un pugnale dorato.

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Elara esitò, attratta dalla promessa di vendetta. "Ma che ne è della giustizia?" chiese, la sua voce appena un sussurro. Brinna rise, un suono agghiacciante che echeggiò nel labirinto. "La giustizia è una bugia sussurrata dai deboli. Prendi il pugnale e assapora il potere che è tuo." Estese la mano, l'arma dorata che luccicava, un lupo travestito da agnello.

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Un vento gelido si propagò per il labirinto mentre Kara emergeva dalle ombre, il viso contorto dall'invidia. "Stupidi, entrambi!" sibilò, la sua voce come unghie su vetro. "Il potere non si afferra, si guadagna! Il Pozzo mostra solo la verità, e voi cercate di corromperlo con vendetta e menzogne." Strappò il pugnale dalla mano di Brinna, un turbine di emozioni.

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«L'invidia è l'arte di contare le fortune degli altri invece delle proprie», sputò Kara, citando Harold Coffin, mentre stritolava la rosa bianca che teneva in mano. I petali cadevano come neve, macchiati di cremisi da una singola goccia di sangue. «Il Pozzo esige onestà, non false promesse di perdono. Tu cerchi di riscrivere il passato, ma il passato è immutabile».

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Elara, con il cuore spezzato, barcollò verso il Pozzo. Si affacciò nelle sue profondità, aspettandosi di vedere il volto del suo traditore, le proprie fattezze distorte dal dolore. Invece, vide una versione più giovane di sé stessa, che rideva, spensierata, l'immagine della sua amica accanto a lei. Non era il volto della malizia, ma uno pieno di paura e rimpianto.

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Anya si fece avanti, offrendo a Elara un singolo petalo intatto della rosa schiacciata. "Il perdono non cancella il passato, ma allarga il futuro," sussurrò. Elara prese il petalo, le dita tremanti. Un leggero calore si diffuse in lei, una sensazione di pace che non provava da anni. Il pozzo si illuminò.

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Elara lasciò il labirinto, il petalo al sicuro nella sua tasca. Sapeva che non avrebbe mai potuto comprendere appieno il tradimento della sua amica, ma poteva scegliere di liberarsi dalla sua morsa. E così facendo, trovò la consolazione che aveva cercato, non nella vendetta, ma nella forza di perdonare. Gli specchi le sussurrarono il nome mentre si allontanava.